sabato 6 novembre 2010

Innamoràti di Napoli - Maurizio De Giovanni - Capitolo 8

"Innamoràti di Napoli": schede di uomini che hanno fatto la storia, propria o del proprio paese, ma sempre con Napoli nel cuore, da chi è nato a Napoli ma è divenuto famoso in Italia (e spesso nel mondo), a chi da Napoli è stato solo adottato, ma, amato dal mondo, ha scelto di amare solo la città di Partenope. L'amore - disse qualcuno - è l'unica cosa che, se condivisa, aumenta; e loro, gli innamoràti di Napoli, hanno portato e portano la passione di questa città e per questa città in Italia e nel mondo. Ma quale Napoli è rimasta loro nel cuore? E quale Napoli tentano di mostrare al pubblico? Questo tenteremo di scoprirlo man mano, con un personaggio per ogni capitolo.

L’innamorato di oggi è lo scrittore Maurizio de Giovanni, napoletano doc, diventato famoso per i suoi romanzi noir che hanno come protagonista l’affascinante e misterioso Luigi Alfredo Ricciardi, commissario di polizia della Napoli degli anni trenta. Le radici dei racconti sono tutte piantate in una Napoli unica e autentica nella sua essenza. L'ultimo romanzo, "Il giorno dei morti", è finalista al Premio letterario "Giorgio Scerbanenco 2010". De Giovanni  è autore anche di numerosi libri umoristici, dei racconti ironici dei napoletani e di una delle loro passioni insostituibili: il Napoli. Tra tutti ricordiamo “Juve-Napoli 1-3, la presa di Torino” divenuto anche un testo teatrale.



- Maurizio, qual è, secondo te, il luogo più romantico di Napoli?

Si tende a un’equivalenza tra posti belli e posti romantici,e si pensa istintivamente agli scorci meravigliosi di panorama sul golfo posillipini. Personalmente credo che ad aprire il cuore sia l’immersione nella città, il progressivo avvicinamento al centro dalla collina che si può fare attraverso le innumerevoli scalinate che scendono come ruscelli e torrenti verso il mare. La mia via preferita è la Pedamentina che parte dal piazzale di San Martino, col mare che compare e scompare e la luce del pomeriggio che colpisce l’anima e la riscalda.


- Quale Napoli porti in giro come scrittore?

Cerco di proporre una Napoli primaria, quella delle emozioni forti e dei sentimenti insopprimibili nel bene e nel male. Una città nella quale il positivo e il negativo si uniscono e si sovrappongono come in nessun’altra, l’unica in cui la periferia è anche e soprattutto nel centro, in cui ogni quartiere ha il suo doppio. Ma che ha sempre un’anima, un battito sordo che fa da sottofondo a qualsiasi rumore o melodia.


- Qual è l'immagine della città che vuoi far conoscere meglio ai tuoi lettori?

Mi piacerebbe far capire a chi vive lontano da qui che nella mia città convivono tutti gli stereotipi, che in una sola giornata e in un’unica passeggiata sarebbe possibile incontrare la Napoli del mandolino e della pizza, quella del cavalluccio rosso di Bellavista, quella del mercato nero e della speranza di "Napoli Milionaria", quella disperata de "Le mani sulla città" e quella violenta e letale di "Gomorra"; ma anche molte altre, che sono state raccontate o che lo saranno dai registi, attori, pittori e scrittori che sono nati e nasceranno nella capitale mondiale della fantasia.


- Qual è il tuo rapporto con Napoli e i napoletani?

Un rapporto complesso, come per chiunque viva in questa città. Dalla mattina alla sera ci si confronta con le difficoltà di vivere in tanti in uno spazio così ristretto, un’area compressa tra mare e montagna e una periferia uniformemente degradata, che non offre sfogo abitativo e residenziale e costringe ad ammassarsi in un centro insufficiente. Una battaglia, a volte terribile, per conquistarsi aria, spazi, luce; per accedere a luoghi che respingono. Ma, alla fine, scopri con meraviglia che non vorresti essere altrove, in nessun caso. E se ti trovi lontano, sei sempre felice di tornare.


- Quanto è difficile per un napoletano arrivare al successo?

La difficoltà in più che abbiamo è il non ricadere negli stereotipi. Si cerca in ogni comparto, in ogni settore dell’arte, della scienza o nelle attività produttive di vedere e far vedere i napoletani come ci si aspetta che siano, o più spesso come si vuole che sembrino. E noi sappiamo che non è così. Da parte nostra, mettendo in campo quello che abbiamo in termini di emozione e forza di una fantasia sviluppata in un terreno di coltura ideale, arriviamo forse ai vertici con più facilità degli altri se siamo coerenti e giochiamo secondo le regole.


- Quanto sei innamorato di Napoli da 1 a 10?

Fai il massimo, e aggiungine un po’.


- Ricciardi è innamorato di Napoli? E, se sì, quanto?

Ricciardi, che non è napoletano, guarda la città dall’esterno con malinconia. Ne adora le bellezze, ne annusa i dolori e le malinconie con grande sofferenza e partecipazione. Per me, questo significa essere profondamente innamorati.


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1 commento:

  1. Complimenti per l'intervista e per il blog

    Fabrizio
    Laboratorio napoletano

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