giovedì 21 aprile 2011

Storie di Napoli - "Volevamo essere Maradona" - Intervista a Rosario Cuomo

"I problemi di ordine sociale sono il prezzo da pagare per poter vivere in questo paradiso terrestre" (Rosario Cuomo)

Uno dei modi meno usati, ma forse più corretti, di indicare Napoli, è quello di un libro di storie vivente e personalissimo. Gli stessi napoletani sembrano spesso personaggi di una favola, tanto da comportarsi in maniera così caratteristica che non si può proprio fare a meno di ricordarla.
Napoli non vive di storie, ma rende ogni vita una storia, e per creare ogni giorno una storia bisogna sognarla, ed avere il coraggio di viverla.
Ma c’è un momento in cui vita e sogno, realtà e illusione, speranza e preghiera, fantasia e mistica, si mescolano nel cuore di quasi ogni napoletano: è il momento in cui Napoli diventa “Il Napoli”.
Se poi non si parla proprio del Napoli, ma del re della storia del Napoli, ovvero Diego Armando Maradona, storie di vita diventano storie di fede, in una passione che non è fuori luogo chiamare “devozione”.
Come avete potuto leggere, non abbiamo mai parlato del Napoli, né di calcio in generale: ma di storie ne abbiamo raccontate tante, ed eccone a voi un’altra, raccontata dalla voce del protagonista, Rosario Cuomo, autore del libro “Volevamo essere Maradona".



"Fall in love with Napoli" non pubblicizza libri, ma racconta storie. Che storia è "Volevamo essere Maradona"?

E' la più semplice delle storie: un'epopea collettiva di passioni, emozioni e delusioni, raccontate attraverso gli occhi del protagonista, il giovane minicalciatore Peppe, soprattutto quando, accanto a lui, si manifesta la storia del calcio, Diego Armando Maradona. C'è un momento in cui queste due prospettive si sfiorano, nella loro diversa grandezza, per continuare poi a vivere, a debita distanza, ognuno nella rispettiva dimensione, nutrendosi di sogni ed esaltazioni, ma anche di amare considerazioni.

Quale immagine di Napoli crede emerga dal suo libro?

Per forza di cose un'immagine differente dallo stereotipo, soprattutto perchè chi la guarda non abita a Napoli: molto spesso dimentichiamo che, se i Napoletani guardano la loro città quasi con stanchezza, abituati a tanta bellezza, non è così per chi vive in provincia, anche a pochi km.
Quando poi la provincia è rappresentata dal piccolo paesino di Agerola, laddove è ambientato "Volevamo essere Maradona", cambia anche solo la percezione dell'aria che si respira in città, magari sognando semplicemente di passeggiare davanti al Castel dell'Ovo.
Se poi ci aggiungiamo una Napoli irripetibile, quella completamente azzurra di Re Maradona, guardata con pudore ed entusiasmo, anche da chi ha potuto ammirarla solo da lontano, allora il quadro è completo.

Quanto l'ha aiutata essere napoletano, nella stesura del libro?

Nel mio racconto confluiscono due anime: quella del bambino e quella del napoletano. Il napoletano ha sempre avuto una grossa considerazione di se stesso, e questa consapevolezza caratterizza anche i minicalciatori sparsi per le piazze e i vicoli di Napoli.
In breve, ogni bambino sogna in grande, come tutto gli appare dentro e fuori di sè.
E' questa percezione dwlla straordinarietà di ogni gesto che fa di tutti i napoletani, fin dall'infanzia, dei guerrieri pronti a mordere la vita: la rassegnazione e la testa bassa non fanno per noi.
In questo, naturalmente, ci ha aiutato anche Maradona: volevamo essere Maradona, e ci siamo riusciti.
Diego (come diavolo abbia fatto Dio solo lo sa) ci ha portato tutti sulle sue spalle.

Per finire, due domande a lei: quale posto considera il più romantico di Napoli?

Senza dubbio "La Floridiana", il meraviglioso parco nel cuore del Vomero. Arrivarci in un caldo pomeriggio di luglio, con la persona che si ama, ed ammirare tutto il golfo che risplende di una luce inimmaginabile è un'esperienza unica

Quanto è innamorato di Napoli da 1 a 10 e perchè?

A Napoli do sicuramente un 10, soprattutto per i momenti in cui mi delude; sono gli attimi in cui la città diventa sconosciuta ai  suoi stssi abitanti, che un po' la deturpano, ed un po' la derubano, arrivando a disconoscerla: riprenderne possesso, per quanto è possibile ad ognuno, è un'esperienza mistica.
Considero Napoli la più europea e la più mediterranea delle città del Vecchio Continente, ma la bellezza che è sparsa quà e là, a brandelli, è davvero troppa: i problemi di ordine sociale sono il prezzo che dobbiamo pagare per godere di questo paradiso terrestre.
E questa non è indulgenza, solo una riflessione fatta davvero di cuore; del resto, con Napoli tutto viaggia sul binario dei sentimenti.








 







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